‘Fontanili 15’ di Milano – Nautilus Mastering

25/05/09
La masterizzazione

Ricorda uno spazio espositivo d’avanguardia l’entrata della nuova sede del Nautilus Mastering. Stiamo invece varcando la soglia di una realtà storica che negli anni si è affermata come lo studio che offre i migliori servizi di masterizzazione in Italia nonché uno dei più utilizzati anche da produzioni estere. I nuovi spazi da non molto occupati - nella location soprannominata ‘Fontanili 15’ cortile attorno al quale si raccolgono tre importanti realtà musicali a Milano - sono frutto di una sapiente ristrutturazione di un ampio capannone, l’arredo è piacevole e moderno e gli ambienti studiati ad hoc per adempiere sia alle esigenze pratiche e strutturali sia a quelle di insonorizzazione (ndr: ‘Fontanili 15’ di Milano: si consiglia anche la lettura dei primi due articoli su Studio Pinaxa e Studio Canova). Le sale dedicate al mastering e ai servizi correlati sono quattro. Lo studio Blu e lo studio Giallo sono regie di mastering vero e proprio, lo studio Verde e lo studio Rosso sono invece più adatti per editing, authoring dei master, assemblaggio di una parte ROM o realizzazione di copie in vari formati. In ogni studio di mastering è presente una workstation Pro Tools, nello studio Blu è installato un sistema Pro Tools HD 2, nello studio Giallo un sistema Digidesign 003 rack.
Il mastering, in quanto fase conclusiva della produzione artistica di un disco, è spesso un processo poco conosciuto, abbiamo quindi chiesto ad Antonio Baglio, fondatore del Nautilus, nonché probabilmente il mastering engineer con più esperienza e più crediti di tutta Italia, delle spiegazioni in merito e di condividere parte della sua conoscenza.

   

In che cosa consiste la masterizzazione, quali sono e perché i servizi offerti dallo studio Nautilus Mastering sono fondamentali nel processo della produzione discografica?
“Il concetto del mastering è che si deve occupare molto bene di pochi canali audio trattando il segnale con un’alta risoluzione, più equalizzazione a fase lineare, più compressori multibanda e così via. Lo studio di mastering offre inoltre un ambiente con un ascolto particolarmente neutro e l’esperienza di una persona che fa quello ogni giorno a livello professionale. Il mastering engineer ha un ruolo particolare: è la prima persona che ascolta un disco per come l’ascolterà il pubblico, infatti non porta con sé alcun ‘pregiudizio’ quali ad esempio la versione demo che suonava in una certa maniera, o il mixing del disco dove lo strumento si sentiva in un certo modo piuttosto che in un altro. La masterizzazione è un processo di enfasi e di correzione, e il mastering engineer deve ascoltare le canzoni per come le ascolterà la gente e quindi lavorerà principalmente in due direzioni, la prima all’interno della singola canzone dove cerca di dare un colore particolare e adatto a quel brano, e la seconda all’interno dell’album nella sua interezza tentando di stabilire un equilibrio che risulti piacevole.
L’aiuto che può dare un professionista è quindi fondamentale nella fase di mastering per unificare le sonorità e per dare una linea precisa a tutto l’album, un senso che serve a chiudere l’opera in quanto tale”.


Puoi entrare nel merito dei passaggi cui si va incontro in masterizzazione?
“Il materiale arriva solitamente come sessione Pro Tools, c’è un convertitore D/A all’uscita di Pro Tools che può essere una 192 I/O di Digidesign, un Prism o altro (offro varie scelte al cliente). Molti preferiscono usare la 192 I/O perchè essendo il convertitore in mix vogliono mantenere una coerenza da cui partire per poi agire sulle sonorità. Eseguo il mastering utilizzando qualche volta dei plug-in ma soprattutto apparecchi esterni analogici. Quindi si registra tutto il risultato su una workstation SADIE (specializzata nella post-produzione del mastering, con una serie di strumenti per l’authoring ad esempio o per la creazione di disk description protocol ), tutto questo viene montato e spedito in fabbrica via DVD o internet e poi vengono stampati i CD.
Spesso la produzione musicale chiede a noi di fare anche la codifica AC3 o DTS. Possiamo ad esempio lavorare avendo in tempo reale la codifica DTS, abbiamo sia l’encoder DTS hardware sia il decoder DTS hardware, per cui mentre si masterizza il segnale passa anche attraverso queste unità, per cui si ha un ascolto di come sarà il materiale codificato e si interviene di conseguenza in tempo reale anche in base a queste informazioni.
Quanto appena descritto vale soprattutto per lo stereo, per il surround è più o meno la stessa cosa, l’unica differenza è che spesso per il surround mi ritrovo a riscrivere all’interno di Pro Tools perchè poi la sessione subirà un’ulteriore fase di mixaggio finale, per un film o un DVD infatti le tracce (stem) si integrano a quelle dei dialoghi, rumore ecc. In questo caso poi in Pro Tools si ha anche la traccia video in sincro con l’audio all’interno della sessione stessa”.



   
Oggi si tende molto di più a fare produzioni in studi casalinghi e di conseguenza la qualità tende a diminuire, il processo di mastering agisce in maniera importante?
“Su certe cose agisco moltissimo e sono risolutore, e infatti sono molti i produttori che proprio perché si fanno il disco in casa tendono a prendersi del tempo aggiuntivo in mastering per chiudere il disco ‘a quattro mani’, affidandosi alla professionalità aggiuntiva del mastering engineer. E poi ci sono le produzioni a budget più elevati dove tecnicamente si è già entrati nel dettaglio, in questi casi il mastering interviene in modo più lieve, non ci si aspetta quindi un delta di cambiamento grande ma semplicemente una messa a punto, perchè è giusto che comunque vi sia l’ascolto da parte di qualcun altro, su delle casse differenti e in un altro ambiente”.



Perché avete scelto Pro Tools quale workstation in studio?
“Oggi il materiale che mi arriva in studio è al 95% una sessione Pro Tools che di fatto è diventato lo standard, e con questo ho già detto molto. Inoltre all’interno della stessa sessione c’è il mix, la versione strumentale, la TV track, gli stem della voce ecc. E’ tutto insieme, comodo e sincronizzato, si ha quindi flessibilità e semplicità nel gestire grandi quantità di dati audio digitale. E, come spiegavo prima, la possibilità di preparare facilmente delle sessioni con molte versioni del mix sincronizzate e pronte alla masterizzazione ne fa anche il supporto ideale per il Multitrack Mastering. Se posso, per finire, darei un suggerimento, facendo delle considerazioni sulla mole di dati digitali che ogni giorno vedo passare, consiglierei di archiviare le cose secondo i canoni della Grammy Association/AES (che hanno creato un protocollo apposito), per non perdere poi dischi, per prevenire il rischio che il materiale non si possa più riaprire o riutilizzare perchè non è stato fatto un salvataggio corretto o perché il materiale non è stato consolidato o nominato adeguatamente”.

Maggiori informazioni
www.nautilusmastering.it

Foto 1: Studio Blu – immagine gentilmente fornita da Sound&Lite
Foto 2: Antonio Baglio – Mastering Engineer


Per la lettura degli altri articoli/user story sul Fontanili 15 di Milano cliccare sui link sottostanti:

Fontanili 15 di Milano – Studio Pinaxa
Il mixaggio


Fontanili 15 di Milano – Studio Canova
La produzione